Questa Repubblica non si smentisce mai.
Giunta ormai al collasso, puro elemento di mercantilismo e disfacimento morale a tutti i livelli, continua ad esercitarsi in squallide operazioni di censura all'insegna di ventilate quanto immaginarie provocazioni. Oggetto: i morti (anzi, gli assassinati) fascisti. Dopo 75 anni dall'inizio della guerra civile, commemorare i nostri Caduti con le nostre insegne è diventato un atto provocatorio da impedire ad ogni costo. E non sono soltanto epigoni resistenziali ad impedirlo, bensì le più alte istituzioni rappresentanti locali di governo. L'ultimo episodio, in ordine di tempo, si è verificato nel cimitero monumentale di Ravenna, il 24 agosto scorso, in occasione della commemorazione di Ettore Muti, il più decorato Soldato d'Italia, ucciso a tradimento il 26 agosto 1943. Una commemorazione promossa, come ogni anno, dalle Federazioni ANAI di Ravenna e Bologna con l'intervento delle Federazioni di Ravenna, Ferrara e Padova del Raggruppamento.
Questi i fatti. Ai presenti alla cerimonia non è stato concesso di parteciparvi con i propri labari e bandiere della Rsi, evidentemente ritenuti "provocatori", così come è stato vietato qualsiasi discorso commemorativo. Proibito dalle Forze dell'ordine l'esposizione dello stesso semplice tricolore. Benevola concessione, la posa di una corona sulla tomba di Ettore Muti seguito però da un triplice PRESENTE! Forse, mancavano gli addetti alla cucitura delle labbra.
Non occorrono commenti. Da aggiungere soltanto, come abbiamo già affermato in altre circostanze del genere, che tale miserevole ostracismo rappresenta per noi il lievito naturale per crescere e continuare a testimoniare i nostri valori e il ricordo ai nostri Caduti.
Certo, quando anche i morti fanno paura .....
Il Presidente Nazionale RNCR-RSI
Gianni Rebaudengo
martedì 26 agosto 2008
martedì 8 luglio 2008
ETTORE MUTI EROE D' ITALIA
In una nazione in crisiideali, anche il ricordo di un eroe puo' aiutare a crescere.
Ettore Muti, ravennate, classe 1902, prima di essere fermato da un colpo vigliacco alla nuca nell'estate '43, è stato il vero ultimo eroe della storia militare e rivoluzionaria Italiana, alla faccia di chi la storia non la vuole insegnare, propinandoci solo miti esotici alla Cheguevara.
Ettore Muti è stato un giovane che si era ribellato, come altri suoi coetanei, alla standardizzazione del sistema e che, come pochi anni fa cantava Lucio Battisti, si è sentito libero di rifiutare le "ideologie alla moda" che nell'inizio secolo erano dettate dai grandi stati conservatori centrali: per Muti ed i suoi compagni solo l'uomo contava e non il blasone che lo rappresentava. Muti è stato un simbolo in quell'Italia di prima metà del secolo, che in pochi anni ha saputo ricostruire un paese arretrato e privato della sua personalità dai troppi colonizzatori, un'Italia che in quegli anni ha saputo esprimere il meglio della propria cultura di antiche tradizioni.
Certo molti Italiani già possedevano quei valori nel loro patrimonio, ma Muti è stato il sublime esemplare di eroe senza macchia e senza paura, pronto sia a difendere la libertà deI popolo, che a sviluppare il moderno pensiero social-futurista nato tra gli arditi del D'Annunzio e sviluppato da sindacalisti come Corridoni o politici come Mussolini. Muti era affascinato dalla rivoluzione, fosse essa da rivendicare in Spagna come in Somalia, in Italia come in Anatolia. Ettore Muti SIGNORI, a sedici anni già si trovava a difendere l'Italia combattendo nei reparti d'assalto della prima guerra mondiale, mentre a quasi venti lottava da veterano a fianco del D'Annunzio per il diritto di Fiume ad essere una libera città.
Muti fu glorioso negli innumerevoli duelli vinti nei celi di mezzo mondo............resta infatti famosa la battaglia di Alcazar, combattuta solo contro 18 caccia nemici, mandati tutti in fuga dopo averne abbattuto più d'uno.
Ettore Muti, ravennate, classe 1902, prima di essere fermato da un colpo vigliacco alla nuca nell'estate '43, è stato il vero ultimo eroe della storia militare e rivoluzionaria Italiana, alla faccia di chi la storia non la vuole insegnare, propinandoci solo miti esotici alla Cheguevara.
Ettore Muti è stato un giovane che si era ribellato, come altri suoi coetanei, alla standardizzazione del sistema e che, come pochi anni fa cantava Lucio Battisti, si è sentito libero di rifiutare le "ideologie alla moda" che nell'inizio secolo erano dettate dai grandi stati conservatori centrali: per Muti ed i suoi compagni solo l'uomo contava e non il blasone che lo rappresentava. Muti è stato un simbolo in quell'Italia di prima metà del secolo, che in pochi anni ha saputo ricostruire un paese arretrato e privato della sua personalità dai troppi colonizzatori, un'Italia che in quegli anni ha saputo esprimere il meglio della propria cultura di antiche tradizioni.
Certo molti Italiani già possedevano quei valori nel loro patrimonio, ma Muti è stato il sublime esemplare di eroe senza macchia e senza paura, pronto sia a difendere la libertà deI popolo, che a sviluppare il moderno pensiero social-futurista nato tra gli arditi del D'Annunzio e sviluppato da sindacalisti come Corridoni o politici come Mussolini. Muti era affascinato dalla rivoluzione, fosse essa da rivendicare in Spagna come in Somalia, in Italia come in Anatolia. Ettore Muti SIGNORI, a sedici anni già si trovava a difendere l'Italia combattendo nei reparti d'assalto della prima guerra mondiale, mentre a quasi venti lottava da veterano a fianco del D'Annunzio per il diritto di Fiume ad essere una libera città.
Muti fu glorioso negli innumerevoli duelli vinti nei celi di mezzo mondo............resta infatti famosa la battaglia di Alcazar, combattuta solo contro 18 caccia nemici, mandati tutti in fuga dopo averne abbattuto più d'uno.
Muti, anche dopo la sua morte, è stato il simbolo di quei giovani da poco diciottenni che, dopo il 1943 hanno preferito una morte onorevole, difendendo, con la divisa della Repubblica Sociale Italiana o con quella della Xa MAS i confini della patria dal tradimento dei savoia, fuggiti a Napoli dopo aver lasciato l'Italia nel caos, tra i tedeschi che sentendosi traditi e braccati schiacciavano la popolazione da una parte e con la forza sovrastante dell'esercito Slavo e Sovietico che premevano per annettersi la Venezia Giulia dall'altra parte. Anche a loro memoria, senza voler dare giudizi politici alle loro gesta, è dedicata la storia narrata in questa paginaMuti, nel suo essere soldato, cavaliere e rivoluzionario, non ha avuto mai paura di immolarsi per i suoi fratelli italiani; egli era e spero resterà per chi avrà la fortuna di conoscerne la storia, il simbolo di un'Italia che, in un breve arco di tempo, come una folgore nella sua millenaria storia, ha segnato indelebilmente la coscienza ed i cuori di un popolo forte e geniale; un popolo che, alle soglie del duemila, ha ancora bisogno di riconoscersi, per potersi criticare liberamente, sia nelle sue pagine più gloriose, come in quelle più tristi.... un popolo che non può non ricercare in quegli ideali l'energia per ribellarsi a quella morte lenta, chiamata "normalizzazione".
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